Avventure in gocce

Prologo

Gli era sempre piaciuto sedersi di fronte la finestre nei giorni di pioggia e seguire il percorso che le gocce tracciavano lungo il vetro fantasticandoci su. Immaginava potessero essere fiumi o strade, infiniti sentieri per innumerevoli viaggi ed avventure ed in ognuna di esse, scoprire nuove terre e tesori o semplicemente conoscere nuova gente, altri visi.
Si era sempre sentito solo e quei viaggi lo rendevano partecipe di qualcosa che in un certo senso lo riempiva, facendolo sentire vivo.
Al primo grigiore in cielo si illuminava in volto, contrariamente a quanto tutti gli altri facevano rabbuiandosi ed intristendosi; lui invece si preparava con cura al nuovo viaggio.
Andava in cucina e metteva sul fuoco il bollitore che, al suo fischio, decretava la partenza. Prendeva una sedia, il filtro del suo infuso preferito e si sedeva osservando il cielo, impaziente nell’attesa delle prime gocce che avrebbero rigato il vetro. Il fumo che usciva dal bricco danzava nell’aria lasciando il proprio aroma a riempire la stanza in contrapposizione all’odore di umido e di pioggia che, lentamente, giungeva e riempiva la casa.
Era solito passare la mano sulla barba, carezzandola a lungo, rilassandosi mentre si preparava a scegliere con cura la goccia che avrebbe seguito.
Il respiro si faceva lento e regolare, il petto si sollevava ed abbassava ritmicamente ed egli osservava il vetro in attesa del ticchettio che lo avrebbe, di li a poco, fatto partire.

Capitolo uno

La scelse per la sua velocità; poco dopo l’inizio della pioggia e poco dopo che le gocce iniziarono il loro viaggio sul vetro, dall’angolo in alto a sinistra una piccola goccia perse la sua battaglia con la gravità, correndo verso il basso.
Si accorse di essa per come scendeva rapida, quasi a sfiorare ed a scansare le altre gocce per restare leggera e quindi più veloce e fu così che la scelse.
Tanti avrebbero chiuso gli occhi per favorire la concentrazione e l’immaginazione, ma lui no.
Lui la fissò e in essa si perse, seguendola nel suo percorso con gli occhi , ma recandosi con la mente, altrove.
Quando aprì gli occhi della sua immaginazione si ritrovò in una folta vegetazione.
L’umidità gli toglieva il respiro e le grida degli animali selvatici quasi gli ferivano le orecchie. Sollevò le braccia portandole all’altezza del viso per osservarle rendendosi conto di come fossero scure, bruciate dal sole.

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Abbassò il mento sul petto guardando i vestiti che indossava ma non ne ebbe tempo poiché un suono ritmico di tamburi riempì l’aria zittendo la fauna selvatica.
Grida sovrumane si diffusero nella fitta verzura che lo attorniava poi di colpo il silenzio prese il sopravvento.
Guardingo girava lo sguardo intorno a sè senza però vedere nulla fino a quando un sibilo gli riempì l’orecchio destro facendolo trasalire. Un tonfo sordo ed il suo sguardo fu catturato da una cocca variopinta di quello che sembrava un dardo e che lo aveva appena mancato.
Non ci pensò su molto ed in realtà i piedi iniziarono a muoversi da soli prima che potesse pensare di farlo e la corsa ebbe inizio.

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